Archivio René Paresce  

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Biografia


Renato Paresce nasce in Svizzera, a Carouge, un piccolo sobborgo di Ginevra nel gennaio del 1886 dove per un breve periodo risiede la sua famiglia. Trascorre l'infanzia a Firenze, dove resta fino a 19 anni, dedicandosi alla pittura da autodidatta. Studia materie scientifiche all'Istituto Tecnico Industriale "Leonardo da Vinci" e frequenta per un anno la Facoltà di Fisica dell'Università di Bologna, laureandosi a Palermo, dove si era trasferito. Studia l'influsso degli elettroni sullo spettro e questo fa sì che gli venga offerta la possibilità della carriera unversitaria, che Paresce rifiuta. Nel 1911 torna a Firenze, dove per un breve periodo insegna fisica presso il Collegio della Quercia. Diventa amico del poeta e critico musicale Giannotto Bastianelli e del pittore Baccio Maria Bacci. L'anno successivo parte per Parigi e lavora presso il Bureau International des Poids et Mesures. Il 1912 segna la partenza definitiva di Paresce da Firenze, dove ritornerà solo per brevi soggiorni. A Parigi si dedica alla pittura da autodidatta, dipingendo di sera con la luce elettrica, dimostrando di avere piena padronanza dei mezzi tecnici e un'attenzione vivace per le innovazioni stilistiche che la pittura francese propone in quel periodo. Ritrova l'amico Baccio Maria Bacci, col quale talvolta si reca a dipingere en plein air lungo la Senna, frequenta gli artisti di Montparnasse e dei caffé letterari, la Cloiserie de Lilas e la Rotonde. Nonostante il suo carattere schivo, s'inserisce nell'ambiente degli artisti residenti a Parigi, conosce Picasso e Modigliani. Fa parte dell'Ecole de Paris insieme a Moïse Kisling, Chaime Soutine e partecipa ai Salons parigini, agli Indépendents e alle Tuileries. Quando scoppia la prima guerra mondiale con la moglie, la pianista russa Ella Klatchko, è costretto a lasciare Parigi per recarsi a Londra. Qui lavora come assistente al National Laboratory di Teddington. Nel frattempo viaggia per l'Europa, si reca e soggiorna più volte in Svizzera, a Zurigo, dove prende parte ad alcune importanti esposizioni al Kunsthaus e alla Galerie Tanner. L'attività parallela di giornalista e pittore lo porta spesso anche in Germania, a Berlino, dove espone in spazi pubblici e privati.
Nel 1920 è nuovamente a Parigi. Come scrive la moglie Ella "si poteva incontrarlo chez Rosalie, rue Campagne lière, dove spesso si recavano a pranzare anche Utrillo e Modigliani; o a Medoun dove dipingeva au motif con Soutine e Cremegne o, seduto alla Rotonde, dove beveva innumerevoli café creme e con passione discuteva di pittura".
In questi anni Paresce alterna la produzione di vedute parigine e paesaggi a quella di nature morte d'ispirazione postcubista, ma è sensibile anche alla classicità dei primitivi toscani del Quattrocento. Dopo un altro soggiorno londinese, durante il quale partecipa alle mostre organizzate dal London Group, nel 1925 si trasferisce di nuovo a Parigi, dove rimane fino al 1930, dedicandosi completamente alla pittura. Abbandona la fisica e, per mantenersi, lavora come corrispondente per il quotidiano "La Stampa". Nel 1926 è invitato a partecipare con tre opere alla "I Mostra del Novecento Italiano" alla Permanente di Milano e nel 1927 alla mostra sindacale allo Stedelijk Museum di Amsterdam, mentre nel 1929 è invitato alla "II Mostra del Novecento Italiano". Nel 1928 entra a far parte del gruppo degli Italiens de Paris insieme a Massimo Campigli, Mario Tozzi, Filippo De Pisis, Giorgio de Chirico, Alberto Savinio e Gino Severini. Il gruppo è sostenuto da Mario Tozzi che vuole rilanciare e promuovere all'estero la pittura italiana. Dal 1928 al 1936 espone a tutte le mostre del gruppo. Nel 1928 è chiamato da Antonio Maraini a ordinare la sala dell'Ecole de Paris alla "XVI Biennale di Venezia". Il suo compito è quello di scegliere e fare da intermediario tra gli artisti stranieri residenti a Parigi e l'ente della Biennale. Nel 1933 a Milano alla Galleria del Milione tiene una mostra personale. In quell'occasione egli ha modo di fare conoscere il risultato degli ultimi anni del suo lavoro, che presenta colori dai toni leggermente smorzati e opachi e sfondi popolati da architetture astratte, quasi sognate. Immagini visionarie di marine e di porti e paesaggi cosmici sono i soggetti della sua ultima produzione, che tende sempre più all'astrazione. I suoi dipinti raggiungono un discreto successo di critica e di pubblico. Tuttavia, l'anno successivo decide di imbarcarsi su un cargo boat di dieci tonnellate, unico passeggero, e intraprende un viaggio di sei mesi nelle isole Figi. Dopo sei mesi torna passando per l'America. Sul viaggio scrive trenta articoli per "La Stampa" e un libro intitolato L'Altra America, pubblicato nel 1935 per le edizioni di Quadrante. Paresce abbandona progressivamente la pittura prima di morire il 15 ottobre del 1937 a Parigi nella Maison Santé.